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Lottare per la “canna”? Ecco il consumismo di distruzione di massa.

Redazione 20 aprile 2015 Città, Cultura, News, Scuola
Lottare per la “canna”? Ecco il consumismo di distruzione di massa.

La riflessione degli attivisti di Assalto studentesco.

Il sistema ci attacca. Il sistema ti attacca e a volte ti distrugge. Migliaia di giovani come noi ogni giorno vengono sedotti e catturati dal tunnel della droga, spesso nel silenzio più totale. Traffici proficui per le organizzazioni di narcotraffico e per tutti quelli che ricevono una bustarella per chiudere gli occhi o per “ghettizzare” ancora di più i quartieri abbandonati. Storie sentite e forse risentite nella dialettica benpensante. Storie di arresti per chi voleva avere la “libertà” di farsi uno spinello che poi, spesso e volentieri, nella realtà sono storie di chi voleva avere la libertà di spacciare “a uso personale”. E storie di chi in nome della ricerca in campo sanitario vuole la legalizzazione delle droghe (il nesso tra eventuale terapia e consumo abituale è tutto da dimostrare).

Spesso il confronto sul tema si articola – come negli esempi di sopra – tra chi sostiene politiche di liberalizzazione e chi invece sostiene un proibizionismo bigotto. Entrambi aspetti dello stesso problema: solo così ci sentiamo di definire la droga visto che non rappresenta la soluzione a niente, così come il “divieto” di una società che permette altri, e altrettanto dannosi, feticci per lo sballo. Noi, infatti, siamo fermamente convinti che né l’una e né l’altra siano soluzioni plausibili se non si costruisce un retroterra culturale serio e al passo con la crisi sociale che sta, letteralmente, “sconvolgendo” una generazione: entrambe – allo stato attuale – ci sembrano soluzioni demagogiche e di facciata.

Chi chiede la liberalizzazione delle droghe leggere (distinzione buonista e in piena logica consumista), lo fa attraendo a sé giovani e illusi che pensano di potersi drogare senza regole, così come in un regime proibizionista, come quello italiano, realmente accade. La legge italiana – almeno nella sua teoria – vieta l’uso, lo spaccio, o la coltivazione di droghe. In realtà basta vivere il mondo e rendersi conto che non è questa la condizione: l’abuso di droghe (così come dell’alcol) tra i giovani e i giovanissimi è sempre più diffuso; le piazze, i festini, le scuole, le curve, i quartieri sono zone franche dove si è liberi di drogarsi, dove chi non si droga rischia di emarginarsi.

Del resto con 5 euro, a Catania, è possibile comprare una stecchetta di “fumo” e con 30 euro farsi una pallina di coca. Un settore, quello della droga, che riesce a trovare i meccanismi anticrisi o ancora peggio essere alla portata di tutti. Anche di chi a 12 o 13 anni vuole sentirsi grande e ribelle. Eppure noi siamo convinti che oggi più che mai è da ribelle rigettare anche questa forma di consumismo e banalizzazione rappresentato dalla “falsa battaglia” sulla libertà delle droghe leggere.

In una società sempre più “narcotizzata” è anticonformista non solo rigettare la cultura della droga, ma combattere per “liberare” il proprio popolo dall’usura, dalla tenaglia dell’Ue.

È giusto, in ogni caso, porsi delle domande. Per tutti lo Stato – nelle sue visioni diverse – dovrebbe rappresentare e dare un “modello”. Ma riesce questa Italia a essere un modello? Senza mezzi termini diciamo no. E se qualcuno avesse dei dubbi si guardi attorno. Guardando bene, oltre il male, si riescono fortunatamente a filtrare tutte quelle piccole esperienze di uomini e donne che oggi giorno combattono garantendo per noi un esempio da seguire. Forse una minoranza di ribelli, di donne e uomini liberi che pensano, che agiscono senza farsi piegare da certe battaglie libertarie fomentate da think tank sponsorizzati da finanzieri e corporation.

Noi abbiamo fatto una scelta di parte: invece delle inutili chiacchere da salotto proponiamo un modello di aggregazione fondato sui pilastri dello Sport, della Socialità, della Cultura e dalla Solidarietà. Per noi, unico modo per rispondere alle devianze di questo sistema. Unica reale concezione di ribellione al nulla che avanza.

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